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Di Bottura ce n’è uno – intervista a Luca Zuntini, concorrente di Hell’s Kitchen con Carlo Cracco

Raccontaci come è partita la tua avventura

<<E’ partita per sbaglio: io, da spettatore, gli ho telefonato quasi per insultarli, dicendogli che non era possibile che in otto non riuscissero a finire un servizio. Il giorno dopo mi hanno richiamato, chiedendomi se io sarei stato in grado di finirlo il servizio; gli ho risposto “per forza!” e loro “allora vieni tu!”. E dopo una serie di provini divisi in scaglioni sono entrato.

A quel punto ho detto facciamolo e vediamo cosa succede, l’ho presa come una vacanza.>>

Com’era scandita la tua giornata all’interno degli studi televisivi?

<<Non c’era niente da fare, per me come per chiunque. L’unico passatempo che c’era era andare a farsi la doccia… Niente TV, niente smartphone, solo dei libri di cucina ma dopo i primi tre giorni li avevo già letti tutti. Vi dico solo che mi sono portato un libro di 1300 pagine e l’ho letto tutto, stando lì dentro una ventina di giorni. C’erano addirittura giorni interi in cui non facevamo nulla, quando Cracco aveva impegni inderogabili, e magari il giorno dopo ti facevi un gran mazzo… Siamo stati anche tre giorni senza fare niente, ma lo sapevi fin dall’inizio che sarebbe stata così, non te lo dice certo il dottore di andarci!>>

Dimmi una cosa che hai imparato da chef Cracco

<<La prima cosa che ti dice è “questa non è una scuola di cucina”. Non ti devi aspettare che ti insegni qualcosa, ma se sai cogliere i suoi sguardi e i suoi commenti capisci dove hai sbagliato e cosa fare per migliorare. Ma ricordiamoci sempre che era un programma televisivo, io non credo che nella vita reale Cracco sia così; non si può giudicare la gente per come la si vede lì!>>

E una cosa che hai imparato dai tuoi compagni?

<<A non ucciderli… non so come io abbia fatto a stare tutto quel tempo insieme a loro, non lo avrei mai detto.>>

La differenza maggiore tra cosa abbiamo visto noi in TV e ciò che succedeva realmente?

<<Quello che si vede sostanzialmente è vero, non c’è nulla di finto. Assolutamente niente di recitato.>>

E allora ti rifaccio la domanda che avevi fatto tu: come si fa in otto a non finire un servizio?

<<E’ successo dalle donne, per un grosso problema loro di organizzazione, perché in 8 non riuscire a servire 35 persone è impossibile! Ovvio che non è un ristorante vero, ma un gioco, e il loro intento è metterti in difficoltà, si relazionano a noi come “concorrenti” o “sfidanti” per metterci l’uno contro l’altro. Ma con noi della brigata blu non ce l’hanno mai fatta, noi ci sentivamo “colleghi”. Tanto è un gioco, e chi sbaglia va a casa, non è necessario mettersi a litigare come hanno fatto le donne. Poi sono passato alla squadra rossa e lì è stato un massacro…>>

Che consiglio vuoi dare a un giovane appassionato di cucina che vede questo mondo attraverso i talent?

<<Fare il cuoco in una cucina e farlo a Hell’s Kitchen è completamente diverso. Lì fai una cosa sola, a volte un solo piatto; in un ristorante devi sapere fare qualsiasi cosa, non c’entra nulla, è un finto ristorante, come un film di fantascienza, non c’entra niente col mondo vero. Per fare un servizio lì avevi due ore, e la gente arrivava tutta in cinque minuti; in un ristorante vero questa cosa te la sogni! Ai ragazzi dico di andare a lavorare, di averne voglia e cambiare spesso posto di lavoro, tutte le volte che un posto non ti dà più stimoli devi cambiare. E ricordatevi che di Bottura ce n’è uno solo!>>

Luca Frabetti

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