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Energia, “io produco, e il vicino consuma…, presto sarà normale”

Produrre energia elettrica ‘in casa’ e condividerla con gli altri, per farla diventare sempre più fonte rinnovabile e risparmiare sulla bolletta. È il meccanismo alla base delle Comunità solari, nate nel 2010 come progetto dell’Università di Bologna e ora presenti in tutta Italia come piattaforma di scambio. Obiettivo del network, contrastare il cambiamento climatico e la povertà energetica e dare a tutti i soci la possibilità di accedere alle fonti rinnovabili, muoversi in modo sostenibile e ridurre il costo dell’energia per luce e riscaldamento. Ma in cosa consistono queste comunità? Lo racconta alla ‘Dire’ Leonardo Setti, docente dell’Università di Bologna e fondatore del progetto, che ha portato poi alla nascita nel 2015 dell’associazione Centro per le comunità solari, di cui è presidente.
“La comunità solare è uno strumento fondamentale che va sotto il nome di comunità energetica in base alla legge 8 del 2020 che definisce l’autoconsumo collettivo. Nasce come progetto dell’Università di Bologna nel 2010. Oggi tutti coloro che vogliono permettere di scambiare energia e cittadini sul proprio territorio, risparmiando direttamente delle bollette elettriche, lo possono fare attraverso la nostra piattaforma di comunità solare, https://comunitasolare.eu/, che si estende su tutta Italia ed è suddivisa per sezioni locali. I cittadini si iscrivono, le imprese sostengono la piattaforma come welfare sociale e questo permette di ridurre la povertà energetica all’interno delle famiglie”.

Quanti siete in Italia, e in particolare in Emilia-Romagna, visto che il progetto è partito da qui? Vi siete contati?

“Oggi, dal 2010, sono quattro le comunità solari che abbiamo realizzato. Quattro piattaforme, a Casalecchio di Reno, Zola Predosa, Sasso Marconi e Medicina (Bologna), che raccolgono più di 60 famiglie e una sessantina di automobilisti elettrici. Abbiamo 19 stazioni di ricarica per le automobili elettriche, suddivise nei quattro-cinque Comuni su cui stiamo operando e nella nostra piattaforma si può chiedere di aprire nuove sezioni per scambi di energia sui territori. Oggi abbiamo 38 richieste su tutta Italia, la più lontana da noi a Trapani, la più vicina è a Medicina. Le persone possono già aggregarsi, per esempio nei quattro Comuni storici, a una piattaforma già esistente oppure possono chiedere anche di aprire nuove piattaforme”.
Qual è il vostro rapporto con le istituzioni? In questo periodo si parla di risparmio, di energia, di attenzione agli sprechi, anche di costo dell’energia... “11 anni fa, quando noi creavamo le comunità solari, parlare di scambiarsi l’energia, prendere quote di impianti fotovoltaici condivisi era un po’ parlare del futuro come se fosse qualcosa di avveniristico. Oggi è molto più facile perché c’è una legge ed è un percorso che dobbiamo fare obbligatoriamente per la transizione energetica. La comunità solare è un po’ un modo per consumare energia a chilometro zero. Io la produco e il mio vicino la consuma e viceversa. E’ un modo con cui stiamo andando verso quella che si chiama economia di condivisione, la sharing economy, che non è un’economia per hippy. È proprio il nuovo modello economico che ci spinge il nuovo sistema sociale. Tra 10, 20 anni sarà normale come oggi utilizziamo il telefonino, mentre io sono partito col telefono a gettoni. Oggi utilizziamo tutti il telefonino. Vent’anni fa non era scontato”.

Per voi è stata una scelta. Sarà sempre più inevitabile ricorrere a soluzioni di questo genere?
“Assolutamente. C’è una grandissima sensibilità. Oggi abbiamo molte persone che si stanno aggregando alle piattaforme che ci chiedono di poter aprire la propria sezione per lo scambio, per scambiarsi energia. Stanno realizzando gli impianti, cominciano ad autoconsumare l’energia che producono anche i vicini… e questo è un aspetto importante, si dà valore a tutta la transizione. Non è una cosa immediata, però, come tutti gli sviluppi nelle rivoluzioni industriali (siamo dentro la terza rivoluzione industriale), all’inizio si inizia piano piano e poi dopo ci sarà l’incremento in maniera esponenziale, quando la massa delle persone cominceranno a capire che è un’opportunità”.
Quindi oltre all’aspetto ambientale, quanto si risparmia?
“Oggi scambiarsi energia e risparmiare 300 euro sulle bollette elettriche l’anno può diventare interessante considerando gli aumenti dell’energia elettrica. E questa è una cosa che dobbiamo cogliere. Non tanto l’aspetto ambientalista dell’opportunità che certamente c’è, perché c’è la riduzione delle emissioni e tutto il resto, ma c’è anche una nuova opportunità economica che dobbiamo imparare a cogliere. Se uno vuole prendere il ‘telefonino’, ovvero il dispositivo per potersi scambiare l’energia, che si attacca normalmente in una presa di casa, spende circa 400 euro. Dopodiché si risparmiano 300 euro l’anno. Insomma, in un anno e mezzo si ripaga il ‘telefonino’ e negli altri anni guadagna, e in più si fa anche una buona azione per il futuro dei nostri figli. E quindi secondo me i vantaggi sono molteplici. Lo dico un po’ in maniera semplificata, però è stupido rimanerne fuori”.

«Agenzia DIRE»
Gianluca Stanzani:
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