Fiom in Lamborghini per ‘disinnescare’ il Jobs act

Disinnescare il Jobs act, sterilizzando nell’accordo aziendale le nuove norme sui licenziamenti senza giusta causa. E’ questo che la Fiom bolognese tenterà di fare nella trattativa per il rinnovo del contratto integrativo di Lamborghini. Il grimaldello impiegato dal sindacato per riuscire nell’operazione è proprio la “Charta” che regola i rapporti sindacali e con i lavoratori all’interno del gruppo Volkswagen. Codice di comportamento che, ricorda Michele Bulgarelli della Fiom, prevede che “le politiche del personale in entrata e in uscita ricadano nell’ambito della cogestione“. I vertici del gruppo tedesco dovranno chiarire se l’azienda intende “mutuare il modello Volkswagen e come fa questo modello partecipativo ad essere compatibile con il Jobs act e con la possibilità di licenziare illegittimamente in cambio di un indennizzo economico”. Insomma, azienda italiana, ma ‘stile tedesco’, almeno dal punto di vista del trattamento dei dipendenti, ai quali, è l’obiettivo sindacale, dovrà essere applicato lo Statuto dei lavoratori ante-modifiche. Questo è solo uno dei punti, anche se quello ‘politicamente’ più rilevante, della piattaforma rivendicativa messa a punto dalla Fiom oggetto in questi giorni di un referendum tra i lavoratori. Se arriverà il via libera della fabbrica (e degli impiegati), allora questo testo sarà sottoposto all’azienda negli incontri che inizieranno alla fine del mese di gennaio.

Tra le richieste dei rappresentanti dei lavoratori anche quello di azzerare la presenza di personale in subappalto. “In verità ce n’è molto poco- puntualizza Bulgarelli- ma proprio per questo è ora di mettere mano al problema, che va risolto una volta per tutte. Bisogna sapere chi c’è nel sito aziendale”.

Per la stessa ragione la Fiom chiede un monitoraggio e una mappatura degli appalti continuativi presenti in Lamborghini (200 lavoratori inrteressati contro i mille circa dipendenti della casa di Sant’Agata), ai quali si propone di applicare il salario minimo orario vigente in azienda (9,58 euro lordi, pari ad un quarto livello del contratto nazionale dei metalmeccanici). Un altro capitolo riguarda i circa 170 consulenti impiegati dall’azienda. “Si tratta per lo più di personale impiegato nell’attività ‘core’, nella progettazione, nella ricerca e sviluppo e nel reparto corse, lì dove risiede il know-how di Lamborghini. Queste presenze vanno verificate e si deve valutare la possibilità di condividere percorsi di inserimento dei lavoratori dipendenti in quelle posizioni”, spiega Bulgarelli.

Sul fronte occupazionale Fiom chiede la riconferma dell’applicazione nello stabilimento di sole quattro tipologie contrattuali (a tempo determinato, indeterminato, apprendistato e contratto di somministrazione a tempo determinato) e la precedenza nel caso di eventuali assunzioni dei lavoratori inseriti nell’attuale graduatoria. Sul fronte salariale, oltre ad un aumento di 115 euro per tutti nel biennio 2016-2018, si punta a un diverso conteggio del premio aziendale: 1 euro per ogni auto realizzata, qualore il valore del premio così calcolato sia superiore a quello previsto con gli attuali meccanismi. Un esempio? “Per il 2014 il premio aziendale è stato di 1.900 euro, ma sono state realizzate e vendute 2.500 auto: quindi il premio sarebbe stato di 2.530 euro”, chiarisce l’esponente Fiom.

Escluso, per ora, che si ponga (come avvenuto per l’officina Ducati) il tema del lavoro domenicale, mentre sulla trattativa incombe la decisione su ‘Urus’, il suv a marchio Lamborghini. Entro marzo l’azienda dovrebbe decidere dove costruirlo. Naturalmente sindacati e istituzioni puntano ad avere qui la catena di montaggio del nuovo bolide del Toro, per le inevitabili ricadute occupazionali che l’avvio della produzione avrebbe per il territorio bolognese ed emiliano. “Se decidessero di realizzare un simbolo del made in Italy in un paese con mano d’opera a basso costo, si aprirebbe una discussione spiacevole”, avverte Bulgarelli.

Agenzia Dire – www.dire.it

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