Legambiente su mobilità Emilia-Romagna

Mobilità clima e inquinamento: un appello per la campagna elettorale e per le scelte della Regione.

“Chiudere definitivamente con la gomma, e dedicare il 100% delle risorse a trasporto pubblico, intermodalità e distribuzione sostenibile delle merci”.

In Regione l’ultimo Piano dei trasporti risale a 20 anni fa con autostrade previste prima del protocollo di Kyoto. 

Due terzi degli investimenti in infrastrutture oggi sono per nuove strade.

In occasione dell’appuntamento elettorale Legambiente Emilia-Romagna consegna un messaggio ai candidati impegnati in regione nella campagna nazionale, così come agli eletti che siedono già nei banchi del Consiglio regionale. L’associazione sottolinea l’urgenza di definire le infrastrutture per il trasporto veramente utili, e in linea con i tempi: in altre parole chiudere con gli investimenti per la gomma e, per le nuove infrastrutture, dedicare il 100% delle risorse al trasporto pubblico, intermodalità e distribuzione sostenibile delle merci.

L’Italia è uno dei paesi europei in cui l’inquinamento dell’aria fa più vittime, con circa 80.000 decessi prematuri nel 2014 (dati Agenzia Europea per l’Ambiente) e l’Emilia-Romagna e il bacino padano sono la macroarea più inquinata. Solo il mese scorso il Commissario Europeo per l’Ambiente ha avvertito il nostro Governo che in assenza di rapide misure per la riduzione di ozono e polveri sottili si procederà al deferimento alla Corte di Giustizia europea. Rispetto alla lotta al cambiamento climatico, il Paese deve ridurre del 33% le emissioni dei trasporti entro il 2030.

L’associazione sottolinea l’inadeguatezza delle priorità infrastrutturali che oggi sono sui tavoli della Regione e del Ministero mettendo in evidenza criticità di tempi e investimenti:

·  L’ultimo Piano dei Trasporti approvato in regione risale al 1998 ed è scaduto da 10 anni. Alcune delle opere che vi sono previste risalgono a 40 anni fa, un’epoca con economia ed industriale completamente diversa da oggi ed in cui nemmeno si parlava di cambiamenti climatici.

·  Gli investimenti in infrastrutture negli ultimi decenni – se si esclude l’alta velocità – hanno riguardato soprattutto la realizzazione di strade.  Ma anche nei più recenti documenti regionali gli investimenti sulle strade sono il doppio  di quelli per opere funzionali al trasporto pubblico.

Anche in un’ottica di modernità e competitività Legambiente segnala come, mentre sull’Arco alpino gli altri Stati investono nel trasporto merci su treno e disincentivano quello su gomma, da noi si costruiscono autostrade: tra 10 anni si rischia dunque di inaugurare opere ormai superate dal contesto economico e controproducenti nelle sfide della riduzione dell’inquinamento dell’aria  e della mitigazione del  cambiamento climatico.

“Mentre le città verdi del centro e nord Europa puntano su trasporto pubblico a zero emissioni, linee di tram,  pedonalità e ciclabilità,  da noi si investe ancora sull’auto – segnala Lorenzo Frattini, presidente regionale di Legambiente – Allo stesso tempo non si riescono a terminare opere cruciali come il Servizio ferroviario metropolitano di Bologna oppure non si elettrifica la linea Parma-Brescia. Ma mancano anche le risorse minime per tenere in funzioni opere già esistenti come il ponte sul Po tra Parma ed il cremonese, oggi chiuso per problemi strutturali, o mantenere la viabilità minore in Appennino assieme ad un adeguato trasporto pubblico”.

Secondo Legambiente la scelta incide negativamente anche sulla cantierabilità delle opere: i progetti faraonici dai grandi impatti ambientali, stanno mostrando sempre di più forti limiti nei tempi di realizzazione e nel reperimento di risorse private. Abbandonarli a favore del potenziamento delle linee ferroviarie esistenti, piuttosto che in una rete efficace di piste ciclabili, significa anche riuscire ad avviare più cantieri e creare più lavoro.

Occorre dunque un nuovo piano per la mobilità regionale e per il bacino padano, in linea coi tempi e con le grandi sfide ambientali di oggi. Non possiamo però accontentarci di declamare questa necessità, perché tutti sappiamo che è possibile intervenire da subito per imboccare finalmente la giusta strada.

Un primo elenco parziale di problemi da risolvere e opere necessarie:

1. collegamento ferroviario tra il porto di La Spezia ed il Brennero, via Parma: oggi ha la strozzatura di una linea obsoleta e inadatta al traffico merci moderno. I tempi di percorrenza sono lunghissimi e ci sono forti limiti alla lunghezza dei convogli;

2. Il Servizio Ferroviario Metropolitano (SFM) di Bologna doveva essere completato al momento del previsto completamento dell’alta velocità nel 2011. Sette anni dopo l’SFM non è ancora a completo regime. In particolare manca l’orario cadenzato delle corse a 30‘ ( 15’ nell’area urbana e nelle ore di punta) e la realizzazione delle passanti in Stazione Centrale. Altro sintomo di questo ritardo, il grande sottodimensionamento della linea Porettana e la mancata connessione di importanti poli attrattori come CNR, Bologna Fiere, Caab, Regione;

3.  l’uscita ferroviaria delle merci dal porto di Ravenna presenta forti limiti, richiedendo tempi lunghi e manovre complesse per raggiungere le direttrici nazionali;

4.  manca un trasporto pubblico di massa efficace lungo la costa, da sud a nord; un forte limite per uno dei bacini turistici più importanti d’Europa;

5. non è elettrificata la linea ferroviaria Parma-Piadena di collegamento verso Brescia;

6.  l‘alta velocità, opera più costosa del territorio, non è ancora adibita al trasporto merci (alta capacità) e poco accessibile dal territorio con solo 2 fermate in linea lungo la Milano -Roma (Reggio e Bologna);

7. Sulla direttrice Salsomaggiore-Fidenza-Parma non è mai partito il progetto di utilizzo del treno come mezzo di trasporto cittadino;

8.  non esistono più treni diretti Modena – Verona;

9.  nell’asse modenese nord-sud non è adeguatamente sfruttata la linea Sassuolo – Modena -Carpi, possibile metropolitana di superficie che potrebbe essere estesa anche fino a Maranello;

10.  la linea ferroviaria Piacenza Cremona, di recente elettrificazione, oggi non è utilizzata. Occorre ripristinare il collegamento;

11. per aiutare veramente la logistica del distretto ceramico occorre realizzare il collegamento ferroviario tra gli scali merci di Dinazzano e quello di Marzaglia, infrastruttura ben più utile alla competitività  rispetto alla Bretella Autostradale oggi in progetto;

12. da ultimo dobbiamo sottolineare il caso emblematico del vecchio ponte sul Po tra Colorno e Casalmaggiore: non si sa bene se e quanto tenuto sotto monitoraggio, tant’è che è stato completamente chiuso per limiti strutturali con disagi enormi per il pendolarismo tra le due province.

A QUESTO LINK LA MAPPA INTERATTIVA DEI NODI INFRASTRUTTURALI DA RISOLVERE


Ufficio Stampa – Legambiente Emilia Romagna

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